Regioni del Nord contro Bruxelles sui fondi di coesione

Ue punta a centralizzarli. 'Si penalizzano i territori virtuosi'

La Lombardia guida la rivolta delle Regioni del Nord contro la centralizzazione dei fondi europei di coesione: "Togliere alle Regioni la gestione di queste risorse va contro ogni logica di buonsenso", attacca il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. Che, direttamente da Bruxelles, nella sede del Comitato europeo delle Regioni, lancia l'allarme "sul futuro dell'Ue" chiedendo alla Commissione "un netto cambio di passo" rispetto a quanto prospettato con il bilancio pluriennale 2028-2034, che prevede una riduzione dei contributi per le politiche di coesione e le politiche agricole, oltre all'accentramento a livello nazionale della gestione dei fondi. Una battaglia che Fontana porta avanti da mesi e che è stata messa al centro anche dalla Lega nella carta per la Lombardia voluta dal segretario regionale del Carroccio Massimiliano Romeo e firmata a Pontida da oltre 2mila militanti.

La nuova proposta della Commissione europea prevede che le politiche di coesione e quelle agricole (Pac) incidano su circa la metà del totale delle risorse disponibili, mentre nella precedente programmazione incidevano sui due terzi del bilancio europeo. "La Commissione - spiega il vicepresidente dell'esecutivo Ue, Raffaele Fitto - ha fatto una scelta politica chiara rendendo la competitività uno degli strumenti strategici su cui fondare la propria stabilità politica in un mondo in continuo cambiamento. Nella revisione di medio termine della coesione, abbiamo collegato la competitività allo sviluppo territoriale, includendola tra le priorità". Fitto sottolinea anche che le amministrazioni locali "potranno sostenere la competitività con un sistema d'incentivi e flessibilità". Fontana, che vuole evitare la "marginalizzazione delle Regioni", ha riunito europarlamentari e stakeholders per evidenziare che la Lombardia "è più efficiente dello Stato italiano e accentrare a Roma la negoziazione e la programmazione delle risorse significherebbe restare invischiati nel pantano e nelle lentezze tipiche del centralismo".

Anche perché "la Lombardia ha dimostrato di gestire con efficacia i fondi Ue: l'Europa dovrebbe premiare i territori più meritevoli, e anzi - prosegue - sarebbe opportuno che le risorse comunitarie non spese vengano redistribuite alle Regioni che sanno investire". D'accordo con lui anche il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, e il governatore della Liguria, Marco Bucci. E si alza una voce anche dal Sud, visto che l'allarme è condiviso anche dal presidente della Basilicata, Vito Bardi. "È paradossale che la Commissione europea voglia toccare proprio ciò che funziona, ovvero le politiche di coesione - osserva Cirio -. La riduzione delle risorse è motivo di forte preoccupazione, ed è un errore pensare che centralizzare significhi semplificare, quando spesso è vero il contrario, non solo in Europa ma anche in Italia".

Come Regioni, aggiunge, "abbiamo la necessità di far sentire coralmente la nostra voce. Affondare l'Europa delle Regioni significa mettere a rischio la credibilità stessa dell'Unione". Anche per Bucci "accentrare anche questa scelta a livello nazionale produrrebbe solo ulteriore burocrazia e perdita di tempo". Bucci invita anche a non usare la "scusa" di quei "rari casi di scarsa capacità di investimento dei fondi" per "penalizzare quelle Regioni che al contrario dimostrano di lavorare bene".