La Corte Ue verso l'ok al modello Albania, ma richiama l'Italia
'Tutele carenti'. Scatta il nuovo Patto, Meloni: 'L'Italia ha indicato la via'
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Il terzo pronunciamento della Corte Ue sul progetto faro della politica migratoria del governo Meloni conferma la legittimità dei centri per i migranti disciplinati dal protocollo Italia-Albania. Il nodo resta quello del rispetto dei diritti dei richiedenti asilo che, nel parere dell'avvocata generale Laila Medina, le norme italiane non sembrano tutelare in modo "chiaro".
Il confronto è tuttavia destinato a misurarsi già nelle prossime ore con un quadro giuridico diverso da quello su cui si fondano i ricorsi dei migranti, tra l'attesa entrata in vigore del nuovo Patto Ue sull'asilo e il voto dell'Europarlamento sul regolamento rimpatri che aprirà agli hub nei Paesi terzi. La prova, nelle parole di Giorgia Meloni, che l'Europa sta imboccando "la strada indicata dall'Italia".
Il patto con Tirana, ha rivendicato, era una soluzione "contestata" che oggi sta diventando "uno strumento a disposizione dell'Europa intera". Nelle nuove conclusioni di Lussemburgo, Medina si spinge oltre il parere del collega Nicholas Emiliou, che ad aprile aveva promosso l'esternalizzazione dei centri mettendo tuttavia in guardia sulla necessità di garantire le adeguate tutele.
La togata entra nel merito delle garanzie offerte dal sistema italiano - dalla difesa al rispetto della vita privata e familiare, al rilascio immediato al termine della convalida del trattenimento -, rilevando che "non sembra contenere disposizioni precise" per assicurare pienamente i diritti previsti dall'ordinamento Ue. Per questo, osserva, "spetterà ai giudici" verificare che nei cpr in Albania sia garantito lo stesso livello di tutela assicurato sul territorio italiano.
Una linea che, con ogni probabilità, la Corte Ue validerà nei prossimi mesi, rafforzando la prima - e finora unica - sentenza sul dossier, che nell'agosto scorso aveva riconosciuto ai governi il potere di individuare i Paesi sicuri, fissando però due paletti: il controllo dei giudici e la protezione da garantire. Nelle prossime ore il nuovo Patto renderà più flessibile la stessa definizione di Paesi sicuri, archiviando uno dei punti centrali di quel verdetto.
"Dieci anni fa siamo stati forse troppo aperti e non avevamo regole: ora vogliamo dire alla gente che ci sono", ha evidenziato il commissario Ue agli Interni, Magnus Brunner, presentando le nuove norme come uno strumento per "riprendere il controllo" delle frontiere e scongiurare l'esplodere di violenze "come quelle di Belfast". Un'evoluzione che i sostenitori del protocollo leggono come un' europeizzazione del modello Albania, trovando tuttavia la reazione di segno opposto delle sinistre.
L'avvio del Patto segna "l'inizio di una Minneapolis europea", ha attaccato l'eurodeputata del Pd Cecilia Strada, denunciando l'avanzare della "fortezza Europa delle destre". I ministri dell'Interno dei Ventisette si ritroveranno nelle prossime ore a Cipro per inaugurare il nuovo corso. Poi toccherà alla plenaria dell'Europarlamento, il 17 giugno, votare il regolamento rimpatri, con l'asse tra Ppe e destre pronto a portare l'intesa politica a traguardo.