L'Ue conferma la multa da 4,1 miliardi a Google per Android
Definitiva la sanzione per abuso di posizione dominante, esultano i consumatori
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Una capitolazione: la lunga battaglia giudiziaria tra Google e l'Unione europea si è chiusa con una sconfitta per il colosso di Mountain View. La Corte di giustizia dell'Ue ha confermato in via definitiva la multa record da 4,125 miliardi di euro inflitta dalla Commissione per abuso di posizione dominante nel mercato dei dispositivi mobili Android, respingendo il ricorso presentato da Google e dalla società madre Alphabet.
È l'epilogo di uno dei più importanti contenziosi antitrust mai aperti da Bruxelles contro una Big Tech e un nuovo, importante tassello nella strategia europea per contrastare il potere delle piattaforme digitali. La decisione dei giudici di Lussemburgo ha confermato la sentenza del Tribunale dell'Ue del 2022 che aveva già sostanzialmente avallato l'impianto accusatorio della Commissione, riducendo tuttavia la sanzione dagli iniziali 4,342 miliardi a 4,125 miliardi di euro.
Il taglio dell'ammenda non aveva intaccato il cuore della contestazione: Google ha utilizzato la propria posizione dominante nel sistema operativo Android per rafforzare quella detenuta nel mercato della ricerca online. Secondo Bruxelles, la società ha imposto ai produttori di smartphone e tablet una serie di condizioni contrattuali che rendevano di fatto inevitabile la preinstallazione del motore di ricerca Google Search e del browser Chrome sui dispositivi Android.
Non solo. Attraverso specifici accordi di licenza, l'azienda impediva ai produttori che volevano usare le sue applicazioni di commercializzare dispositivi basati su versioni alternative di Android non approvate da Google. Pratiche che, secondo la Commissione, hanno consolidato il predominio dell'azienda, restringendo la concorrenza e riducendo le possibilità di scelta per consumatori e sviluppatori.
Il Tribunale dell'Ue aveva escluso soltanto una parte della contestazione, relativa ad alcuni accordi di condivisione dei ricavi con produttori e operatori telefonici, rideterminando di conseguenza l'importo della multa, la più alta mai inflitta dall'Ue. La Corte ha ora stabilito che non vi sono errori di diritto nella valutazione complessiva del caso. Le pratiche contestate, secondo i giudici di Lussemburgo, erano finalizzate a restringere la concorrenza e a rafforzare la posizione dominante di Google.
Sono state respinte anche le argomentazioni con cui la società aveva cercato di ribaltare la decisione. Google sosteneva che la Commissione avesse trascurato il ruolo di Apple, che sugli iPhone privilegia a sua volta app e servizi propri, e che gli utenti Android fossero comunque liberi di scaricare browser o motori di ricerca alternativi con un solo clic. Una linea difensiva che non ha convinto i giudici europei, in linea con il parere espresso lo scorso anno dall'avvocata generale Juliane Kokott.
Da Mountain View è arrivata una presa d'atto della decisione accompagnata da una critica di merito. "Questa sentenza non riconosce i significativi investimenti fatti per garantire che Android rimanga aperto, interoperabile e gratuito", ha dichiarato un portavoce, sottolineando che l'azienda ha già modificato i propri accordi per conformarsi alla decisione del 2018 e continuerà a focalizzarsi "sull'innovazione e sull'apertura a beneficio di utenti, partner e sviluppatori".
La Commissione, hanno commentato da palazzo Berlaymont, "ha preso atto della sentenza" e la analizzerà nel dettaglio. Esultano le associazioni dei consumatori. "Le aziende dominanti non possono usare il loro potere per soffocare la concorrenza e limitare la scelta dei consumatori", ha dichiarato Agustín Reyna, direttore generale del Beuc, parlando di un "messaggio chiaro" inviato dalla Corte. Per Reyna, la sentenza è una "grande vittoria" per l'Europa, ma dimostra anche perché siano necessari strumenti come il Digital Markets Act "per stroncare sul nascere le pratiche sleali".