L'Ue avverte: 'crisi energetica lunga, è costata già 14 miliardi'
'Ora meno consumi e più autonomia'. Arriva il primo intervento sugli Ets
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La crisi energetica sarà lunga, avrà delle ripercussioni ed è costata già 14 miliardi all'Europa. Non siamo ancora ai livelli della crisi del 2022 ma la Commissione europea comincia a fotografare una realtà a tinte fosche per imprese e famiglie europee. Rispetto alla guerra in Ucraina l'Ue ha un grado di preparazione maggiore e soprattutto più rinnovabili. Ma la portata della guerra in Medio Oriente ha convinto anche i più ottimisti che i 27 Paesi membri devono correre ai ripari.
Riducendo i consumi e aumentando il grado di coordinamento, in attesa che anche l'esecutivo europeo metta in campo un carnet di interventi per ammorbidire gli effetti della crisi. Un primo step verrà presentato già mercoledì. Il collegio dei commissari è chiamato infatti ad approvare la proposta di modifica della riserva di stabilità del mercato dell'Ets con l'obiettivo di ridurre l'eccessiva volatilità dei prezzi del carbonio.
Bruxelles sta valutando la possibilità di "mettere in pausa" la cancellazione automatica delle quote di carbonio in eccesso nel sistema Ets che avviene alla fine di ogni anno. La mossa consentirebbe all'Ue di aumentare il numero di quote da lasciare nella "riserva di stabilità del mercato" che potrebbero essere rilasciate in caso di picchi di prezzo. Si tratta di un primo intervento, destinato innanzitutto - come ha spiegato una fonte europea - a "rasserenare un po' il clima.
La vera riforma degli Ets, chiesta con veemenza dall'Italia, non si avrà prima di luglio. "Il sistema va rivisto ma funziona bene. L'80% dei ricavi torna alle capitali", ha spiegato il commissario al Clima, Wokpe Hoekstra, in audizione in audizione nelle commissioni Ambiente e Politiche Ue della Camera e nelle commissioni Politiche Ue, Ambiente e Industria del Senato. Il tema Ets è stato solo sullo sfondo della riunione in videocall dei ministri dell'Energia dei 27 convocata dalla presidenza cipriota.
Sul tavolo, innanzitutto, sono finiti i numeri di una crisi dai contorni già impressionanti. "Dall'inizio del conflitto in Medio Oriente, i prezzi nell'Ue sono aumentati di circa il 70% per il gas e del 60% per il petrolio. In termini finanziari, 30 giorni di conflitto hanno già aggiunto 14 miliardi di euro alla già pesante fattura dell'Unione per i combustibili fossili", ha sottolineato il commissario all'Energia Dan Jorgensen.
"La crisi - ha ammonito - sarà lunga e andrà oltre la fine della guerra, perché le infrastrutture energetiche sono distrutte". Alla riunione diversi Stati membri hanno chiesto un maggior coordinamento, stigmatizzando eventuali misure nazionali che frammentino il mercato. Hanno chiesto anche interventi da parte della Commissione. E la Commissione "molto presto" risponderà con un toolbox - la cosiddetta cassetta degli strumenti - che avrà una serie di misure: da nuove norme sugli aiuti di Stato alla semplificazione degli strumenti finanziari per il disaccoppiamento dei prezzi del gas da quelli dell'elettricità.
"Gli aiuti di Stato offrono già buone opportunità agli Stati per sostenere i più vulnerabili ma renderemo queste possibilità ancora più ampie", ha spiegato Jorgensen. Poco prima della riunione il commissario danese, in una lettera ai 27, si è invece concentrato sul breve termine, spiegando che i Paesi membri devono "prepararsi tempestivamente" a "un'interruzione potenzialmente prolungata" delle forniture energetiche".
Serve correre ai ripari, innanzitutto risparmiando sui consumi di gas e petrolio, come indicato anche nel vademecum redatto dall'Agenzia Internazionale dell'Energia. Ridurre di dieci Km/h la velocità in auto, ricorrere ai trasporti pubblici con maggior frequenza, usare il telelavoro, sono solo alcuni esempi delle buone pratiche consigliate. Risparmi ma anche autonomia energetica, aumentando ad esempio il consumo di biocarburanti.
Con una lezione da tener presente. "Questa crisi ci dimostra ancora una volta che la nostra esposizione agli shock energetici esterni è una vulnerabilità importante. E questo è legato alla nostra dipendenza dai combustibili fossili importati", ha sottolineato Jorgensen.