L'onda antisemita in Europa, allerta delle comunità

Impennata nel mondo, +21% in un anno. Gb tra i più colpiti

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"Siamo devastati. Questo attacco nella sinagoga di Heaton Park, nel giorno più sacro del calendario ebraico, ha colpito la nostra comunità". Il Community Security Trust, da decenni sentinella degli ebrei britannici, rompe il silenzio di uno Yom Kippur trasformato in tragedia, condensando in poche righe su X lo shock della violenza che è tornata a bussare alla porta delle sinagoghe d'Europa. Fuori, alle famiglie ebraiche che escono, viene ricordato dalla polizia di non sostare. Ma Manchester non è un caso isolato. Dal 7 ottobre 2023, la mappa dell'antisemitismo si è estesa, sospinta negli ultimi mesi dalle piazze che ribollono contro la guerra a Gaza del governo di Benyamin Netanyahu.

Al punto che, nei dati dell'Antisemitism Research Center, nel solo luglio 2025 gli incidenti contro ebrei registrati in tutto il mondo sono cresciuti del 21% rispetto all'anno precedente, con una media di diciotto episodi al giorno. I numeri raccolti in diversi report tracciano una curva sempre più ripida. In Italia, stando all'Osservatorio antisemitismo della Fondazione Cdec, nel 2024 le violenze hanno toccato quota 877, quasi il doppio rispetto all'anno precedente. In Francia, nelle rilevazioni dell'Anti-Defamation League (Adl) di New York, i casi sono cresciuti addirittura del 185% tra il 2021 e il 2023.

E in Germania - complice la retorica dell'AfD accusata di aver sdoganato parole e atteggiamenti fino a ieri ai margini - in due anni si è arrivati a +75%. Ma non è solo l'ultradestra a soffiare sul fuoco: l'associazione parla anche di derive dell'estrema sinistra e gruppi islamisti radicalizzati che, "dietro slogan filo-palestinesi", trasformano la critica politica in odio. Un quadro confermato il 10 giugno di quest'anno dall'Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra), secondo cui di recente il 37% degli ebrei europei ha subito molestie e il 96% si è imbattuto in forme di antisemitismo. Con il web che amplifica, lasciando correre online insulti, minacce e discriminazioni. Nascondere un ciondolo con la Stella di David, cambiare cognome, tirare dritto davanti a una sinagoga senza fermarsi: la paura, nelle parole della presidente dell'Adl, Marina Rosenberg, è rintracciabile in piccoli gesti. E il Regno Unito ne è particolarmente colpito: stando al Community Security Trust, nei primi sei mesi del 2025 in territorio britannico si sono contati 1.521 episodi antisemiti: aggressioni, vandalismi, insulti online, perfino tre casi di "violenza estrema".

La revisione voluta dal Board of Deputies of British Jews, guidata da Lord John Mann e Dame Penny Mordaunt, ha raccolto voci e storie nelle scuole, negli ospedali, nei teatri: "Uomini e donne ebrei comuni - ha raccontato Mann - si trovano al lavoro a dover rispondere di ciò che accade in Medio Oriente. Vengono emarginati semplicemente perché sono ebrei". Ma lo scacchiere è più vasto. Il progetto europeo InterMu-Se che - tra il 2024 e il 2025 - ha coinvolto Italia, Francia, Grecia, Irlanda, Spagna e Cipro, mostra come antisemitismo e islamofobia corrano oggi sullo stesso binario. "L'intolleranza religiosa in Europa ha radici storiche profonde", si legge nei diversi documenti nazionali, e un tratto comune: "la separazione". Le minoranze vengono percepite come incompatibili con l'identità nazionale. Non altro che "corpi estranei"