L'Europa alla sfida della Difesa. Parla Massimiliano Salini

ChatEurope intervista il vice presidente del gruppo del Partito popolare europeo (Ppe) al Parlamento europeo. 

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Il rapporto tra le due sponde dell'Atlantico è a un bivio che impone all'Unione europea un cambio di paradigma. Per Massimiliano Salini, vice presidente del gruppo del Ppe al Parlamento europeo, il cuore della sfida è decidere se “la pace, la difesa, la politica estera non siano appannaggio del singolo Paese, ma siano una vicenda che affaccia la prospettiva comunitaria come luogo in cui si realizza la vera sovranità di un Paese”. L’Europa ha vissuto a lungo in un'illusione ottica, convinta che la protezione americana fosse un atto dovuto: “abbiamo sempre iper-interpretato il rapporto con gli Usa”, spiega, “pensando che la loro forza economica e militare ci autorizzasse a considerare quel rapporto come meccanico e scontato”. In realtà, Washington ha sempre condiviso la tutela dell'Occidente a condizione di esserne leader. Oggi il quadro è mutato, ma sarebbe un errore attribuire la colpa solo ai singoli leader: “il tema non è Trump. Trump è la descrizione di un fenomeno che già covava da tempo. È molto tempo che gli Stati Uniti non concedono gratis nulla né a noi né ad altri”. Di fronte a questo, l'Europa deve reagire non allontanandosi, ma rafforzandosi: “Dobbiamo accettare la sfida della forza, ma la nostra forza non è violenza: la nostra forza è la nostra unità”. Per Salini, non ci si può più limitare a una gestione intergovernativa, ma serve una vera competenza comunitaria. «Per essere uniti dobbiamo decidere che il bilancio della difesa del singolo Paese in prospettiva diventi in realtà bilancio europeo, in modo che il bilancio sia più grande e siano possibili investimenti comuni, un esercito comune» La priorità è portare la spesa per la difesa ad almeno il 3,5% del PIL, tornando ai livelli della Guerra Fredda. Ma Salini avverte: “a nulla serve se sarà il 3,5% di Paesi divisi. Il punto di novità è che sia comunitario, altrimenti avremo ancora ridondanze e saremo ancora ancella dei fenomeni globali”. Sotto il profilo della governance, poi è necessaria una “modifica dei trattati e una ridefinizione della sovranità”, poiché non si possono sostenere grandi investimenti con un bilancio europeo fermo all'1% del Pil.