Guarda (Verdi Ue), 'Costo dell'inazione altissimo, subito un piano di fuoriuscita dai Pfas'

‘In Europa 84 miliardi l'anno di costi sanitari. Italia firmi per il bando europeo’

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"Le alternative chimiche e industriali ai Pfas esistono in tutti i settori, ma molte aziende resistono al cambiamento perché molte volte implica o attività di ricerca o investimenti strutturali che per loro sono comunque impegnativi e pesanti. Tuttavia, il costo della non azione è drammatico: solo in Europa paghiamo ogni anno tra i 50 e gli 84 miliardi di euro per i soli impatti sulla salute pubblica". Lo ha affermato l'eurodeputata dei Verdi Cristina Guarda, membro della commissione Agricoltura al Parlamento europeo in un'intervista a ChatEurope, chiedendo un'agenda per l'abbandono definitivo dei Pfas, definiti "inquinanti eterni".

Guarda ha tracciato un quadro allarmante sugli effetti sanitari delle sostanze perfluoroalchiliche, descritte come interferenti endocrini e sostanze cancerogene capaci di alterare l'organismo fin dalla fase prenatale: "Provocano tumori, infertilità e inibiscono persino l'efficacia dei vaccini". Il problema investe anche la gestione pubblica delle risorse: "Bonificare i territori dai soli Pfas a catena corta, ossia la parte più indistruttibile, costerà 2.000 miliardi di euro nei prossimi vent'anni. Sono cifre insostenibili sia per le istituzioni che per i privati; la fuoriuscita è l'unica via percorribile".

L'esponente dei Verdi ha poi analizzato la mappa delle contaminazioni in Italia, citando i due principali hotspot nazionali: il Veneto, segnato dal "disastro ambientale" e da una condanna in primo grado per la gestione dei rifiuti industriali, e Spinetta Marengo (Alessandria) in Piemonte, dove è ancora attivo un sito produttivo al centro di un procedimento penale. Il rischio chimico non risparmia l'agricoltura: "Molti agricoltori non sanno che i fitosanitari di ultima generazione, come erbicidi e fungicidi, contengono Pfas, peggiorando così l'inquinamento di suoli e colture".

Sul fronte normativo, l'eurodeputata ha espresso insoddisfazione per l'attuale direttiva europea sulle acque potabili, considerata "una mediazione al rialzo a vantaggio delle lobby", pur rivendicando i passi avanti del Parlamento europeo, come i futuri limiti per suolo e falde e il bando totale nei giocattoli dal 2030. La critica finale è rivolta a Roma: "Cinque Stati europei hanno chiesto all'Echa il bando totale dei Pfas. L'Italia non è tra questi, nonostante abbia la seconda falda più grande d'Europa compromessa e oltre 350mila cittadini che già pagano l'impatto dell'inquinamento. È un errore grave non sostenere questa proposta”.