Franciacorta teme dazi e guarda all'Europa. A rischio vendite e reputazione
Presidente Consorzio, Usa mercato chiave. Allarme anche Dop-Igp
Con oltre 19 milioni di bottiglie vendute nel 2024, e un fatturato in crescita nello stesso anno di quasi il 25%, il Franciacorta si conferma uno dei vini più famosi e pregiati d'Italia, sinonimo di un territorio e di un metodo di produzione che hanno conquistato il mondo. Una storia di successo in cui i dazi americani rischiano di rappresentare una pagina buia. La loro introduzione potrebbe infatti "compromettere le vendite" su un mercato, quello degli Stati Uniti, che rappresenta più del 12,5% dell'export totale, ma anche "danneggiare l'esperienza dei wine lovers".
A lanciare l'allarme è Silvano Brescianini, presidente del consorzio Franciacorta che oggi conta oltre 120 cantine e più di 200 soci coinvolti nella filiera produttiva. "Gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato mondiale per il vino, e in particolare per il vino italiano - spiega Brescianini -. Questo Paese non solo offre opportunità economiche, ma è anche sede della critica enologica più influente a livello globale. Pertanto, il nostro posizionamento nel mercato statunitense non è solo una questione di opportunità commerciali, ma ha un impatto significativo sulla reputazione dei marchi, delle cantine stesse e delle Dop".
Le denominazioni di origine protetta, del resto, "non sono solo etichette, ma un patrimonio da proteggere", per dirla come Alessandro Beduschi. L'assessore all'Agricoltura della Regione Lombardia, cuore della Franciacorta, ha presieduto a Bruxelles il Comitato esecutivo di Arepo, l'associazione che rappresenta 35 Regioni europee e oltre 850 associazioni di produttori impegnati nella valorizzazione del 60% delle Indicazioni Geografiche (Ig). "In caso di dazi penalizzanti - è la sua ricetta - sarà fondamentale affiancare alla diplomazia anche la differenziazione, cercando di rafforzare la presenza di mercati alternativi". Il rischio, altrimenti, è quello di non brindare più.