Dall'Europa un miliardo per la salute degli oceani

L'appello dell'Onu a Nizza: 'Non diventino terre di conquista'

Proteggere gli oceani non è più un'opzione, ma una necessità urgente: dalla crisi climatica all'inquinamento, dalla pesca illegale alla corsa sfrenata ai minerali dei fondali. Alla terza Conferenza Onu sugli Oceani a Nizza, oltre 60 leader mondiali hanno lanciato un appello per difendere gli ecosistemi blu e il multilateralismo, in netto - seppur implicito - contrasto con l'annuncio di Donald Trump di voler avviare un piano unilaterale di estrazione sottomarina. Un'occasione anche per l'Europa per rilanciare il suo 'blue deal' da un miliardo di euro - 50 progetti per la tutela marina, la scienza oceanica e la pesca sostenibile - e il nuovo alleato digitale, il 'Digital Twin' degli oceani, un gemello virtuale pensato per monitorare e comprendere meglio la salute del mare.

"Vogliamo costruire una forte alleanza globale per l'oceano", ha dichiarato Ursula von der Leyen, segnando la rotta europea per il futuro blu del pianeta. Grandi assenti sul palcoscenico di Nizza, gli Stati Uniti sono stati al centro dell'attenzione e delle preoccupazioni dei leader presenti, pur senza essere mai citati direttamente. "Senza un oceano sano non ci può essere un pianeta sano. E le profondità marine non devono trasformarsi in un far west", ha ammonito il segretario generale dell'Onu, António Guterres, lanciando un chiaro avvertimento contro lo sfruttamento selvaggio dei fondali. Sulla stessa linea, il presidente francese Emmanuel Macron ha ribadito che la risposta alla crisi oceanica deve essere necessariamente multilaterale.

"Gli abissi non sono in vendita, così come non lo sono la Groenlandia, l'Antartide o il mare aperto", è stata la stoccata del padrone di casa - che a fine settimana sarà proprio in Groenlandia -, chiedendo una moratoria globale sull'estrazione mineraria sottomarina, oggi sostenuta da 33 paesi. Un appello che anche Bruxelles ha fatto suo nell'intervento del presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, che ha invitato i partner internazionali a considerare con serietà la proposta. Gli oceani sono per l'Ue una "missione scientifica", ha assicurato il portoghese, lanciando una frecciata a chi, nella corsa alla conoscenza, "dato priorità alla Luna o a Marte". Un ruolo centrale nella diplomazia dei mari c'è l'ha il Med, con l'Italia pronta a guidare i lavori nei prossimi mesi.

"A ottobre 2026 ospiteremo a Roma il primo Forum Euromediterraneo sull'acqua, dove inviteremo tutti i Paesi europei, fino ai Balcani", ha indicato da Nizza il ministro degli Esteri Antonio Tajani, definendo il Med "spazio e destino comune". Sempre nella capitale, il prossimo anno, si terrà la riunione congiunta dei ministri degli Esteri e dell'Ambiente dell'Unione per il Mediterraneo, a conferma di un impegno italiano "senza sosta per la pace e la crescita". L'apertura del vertice di Nizza - in programma fino al 13 giugno - è stata anche l'occasione per Parigi di annunciare un passo decisivo verso l'entrata in vigore del trattato Onu sull'alto mare. Ad oggi, sono 50 i Paesi che hanno ratificato l'accordo siglato nel 2023 - dopo quasi vent'anni di negoziati - per tutelare la biodiversità nelle acque internazionali, oltre le 200 miglia nautiche, con l'obiettivo di proteggere almeno il 30% delle aree marine entro il 2030. Altre 15 delegazioni, tra cui il Brasile di Lula, hanno promesso di completare la ratifica entro l'anno, unendosi all'appello per fermare "la corsa predatoria" ai metalli critici che minaccia i fondali oceanici.