Con il Safe in campo 150 miliardi, 19 Paesi Ue hanno aderito

Prestiti agevolati per la difesa. All'Italia 14,9 miliardi, a Varsavia oltre 43

spinner.loading

spinner.loading

Centocinquanta miliardi in campo per la difesa attraverso prestiti agevolati a lungo termine: lo Strumento di azione per la sicurezza dell'Europa (Safe) è una delle principali novità messa a punto dalla Commissione Ue nel primo semestre del 2026, in ossequio a quello che ormai appare il principale obiettivo di Ursula von der Leyen, raggiungere un'autonomia strategica nella sicurezza. Safe rappresenta infatti il primo pilastro del piano ReArm Europe (mutuato poi nel meno aggressivo 'Prontezza per il 2030'), presentato dalla Commissione nel marzo 2025.

* COME FUNZIONA. Il regolamento su Safe è entrato in vigore il 29 maggio. Lo strumento mette a disposizioni degli stati membri prestiti da 150 miliardi a tasso agevolato con scadenza a 45 anni e con un "grace period" (periodo di tolleranza) di dieci anni. Safe sostiene gli appalti di prodotti per la difesa di diverso tipo: si va dai missili e dalle munizioni ai droni di piccola dimensione e ai relativi sistemi anti-drone, dalla difesa aerea alla sicurezza cibernetica, dalla protezione delle infrastrutture critiche alla mobilità militare. I contratti di appalto devono garantire che non più del 35% del costo sia dovuto a componenti originari di Paesi terzi, dell'Ucraina o di paesi che fanno parte dello Spazio economico europeo e dell'Associazione europea di libero scambio: Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. Al di fuori dell'Ue, possono partecipare agli appalti comuni previsti da Safe Albania, Canada, Corea del Sud, Giappone, India, Macedonia del Nord, Moldova, Norvegia e Regno Unito, previo via libera delle istituzioni comunitarie. Finora l'ok finale, alla Planaria dell'Eurocamera di giugno, è arrivato solo per Ottawa.

* GLI ADERENTI. Sono 19 i Paesi membri che finora hanno aderito alla richiesta dei fondi, con programmi già vidimati sia dalla Commissione sia dal Consiglio Ue. Con un'eccezione: l'Ungheria. Sul programma presentato da Viktor Orban, infatti, l'esecutivo Ue non aveva mai dato luce verde. Il neopremier ungherese Peter Magyar ha rivoluzionato il piano, incassando un tempo supplementare da Palazzo Berlaymont. Tra i Paesi aderenti solo nove, finora, hanno dato via libera agli accordi esecutivi. L'ultimo a farlo in ordine cronologico è stata la Lettonia, alla quale è andata una tranche da 3,5 miliardi. La prima, invece, è stata la Polonia, detentrice inoltre della parte di prestiti più cospicua tra i 27: Varsavia riceverà fino a 43,7 miliardi. Di pochi giorni fa, invece la firma della Francia, alla quale sono stati assegnati poco più di 15 miliardi.

* L'ITALIA E LA FLESSIBILITA'. Il massimale di prestito assegnato a Roma con il fondo Safe è di 14,9 miliardi. Il governo di Giorgia Meloni non ha ancora firmato l'accordo esecutivo per l'esborso della prima tanche dei prestiti, pur avendo ottenuto il via libera Ue al piano per la difesa già nel gennaio scorso. Il sì finale - e formale - alla firma degli accordi esecutivi spetta al Ministero dell'Economia. Con l'acuirsi della crisi iraniana il governo italiano ha ipotizzato di usare solo una parte del fondo Safe per la difesa, dirottante le restanti risorse sulle spese energetiche. La Commissione ha aperto alla richiesta di flessibilità: all'interno della clausola di salvaguardia nazionale per la difesa dell'1,5% del Pil, è possibile una deroga dello 0,6% per il triennio 2026-2028 da utilizzare per investimenti nella sicurezza energetica.