Bruxelles, 'i Pnrr scadono nel 2026, nessun rinvio'

'Rivedere i piani per non perdere fondi'. Fitto, 'Italia avanza'

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L'ultimo giorno di agosto per completare le tappe del piano, l'ultimo giorno di dicembre per avere la tranche finale dei pagamenti. L'anno è il 2026. La Commissione europea, con una comunicazione scritta ad hoc, ha messo una pietra tombale su rumors e speranze che, tra i 27 Paesi membri, da tempo circolavano sulla scadenza del Next Generation Ue. Lo strumento, costruito per risollevare l'Europa dal Covid, compirà il suo percorso fra poco più di 450 giorni. "Legalmente la scadenza non può cambiare", è la sentenza formulata dal vice presidente esecutivo Raffaele Fitto e dal commissario Valdis Dombrovskis, i due dioscuri messi da Ursula von der Leyen a guardia delle risorse del Recovery.

La premessa fatta dall'esecutivo europeo è che il Next Generation è stato "un successo" e "un attore chiave" per salvaguardare il mercato unico e portare cambi strutturali nel vecchio continente. Tutto ciò non cambia il senso di urgenza che, a poco più di un anno e mezzo dalla scadenza, la Commissione ha voluto infondere ai governi nazionali. "Con più di 335 miliardi di euro di finanziamenti ancora disponibili per gli Stati membri, è fondamentale accelerare l'attuazione del Pnrr", recita la comunicazione di Palazzo Berlaymont. La Commissione chiede alle capitali di passare subito ai fatti, rivedendo e nel caso riducendo la portata dei propri piani.

E tenendo presente che entro il 31 agosto i target e i milestone indicati vanno completati. Il mese dopo scadrà invece il termine per la richiesta dell'ultima tranche dei pagamenti, da esborsare entro il 31 dicembre. In questo contesto la Commissione ha proposto una serie di opzioni alternative per rendere più concreta l'attuazione dei piani nazionali. La prima, avanzata già nelle settimane scorse da Fitto, consiste nel trasferimento di alcuni progetti dei programmi di coesione, seguendo le priorità - a cominciare dalla difesa - indicate nella revisione di mid-term. Aumentare le misure e gli strumenti finanziari esistenti, sostenere la creazione di strumenti finanziari per incentivare gli investimenti privati, trasferire i fondi al comparto dei Paesi membri in InvestEu sono altri possibili piani B.

Al quale se ne affianca un altro caldamente consigliato dall'esecutivo Ue: suddividere i progetti mantenendo nei Pnrr quelli sui quali si è certi del completamento. La Commissione, inoltre, suggerisce ai co-legislatori europei di permettere il trasferimento dei progetti legati ai beni dual-use all'Edip, il programma per la Difesa Ue. In vista del 2026 l'Italia "un avanzamento positivo", ha sottolineato Fitto, che già da ministro con delega al Pnrr aveva avvertito sull'impossibilità di un rinvio della deadline del Pnrr. Il piano italiano resta però il maggiore dal punto di vista finanziario, "alcuni passaggi sono da mettere a punto", ha aggiunto il commissario osservando come "criticità" ce ne siano per ogni capitale.

Fonti Ue, tuttavia, suggeriscono che per il governo sarebbe opportuno "usare tutte le opzioni alternative" messe a disposizione dalla Commissione. La somma dei prestiti richiesta da Roma - l'intera messa a disposizione dall'Ue - è stata interamente destinata a sostenere grandi investimenti pubblici, ormai avviati. Ne consegue che l'Italia è finanziariamente responsabile del completamento dei medesimi investimenti, con o senza le risorse del Recovery. E, su questo punto, l'invito dell'Ue è alla massima cautela.