Arriva il Patto per il Mediterraneo, 'svolta su energia'

L'Ue per uno Spazio comune. Su rimpatri i 27 sono ancora divisi

Da teatro delle tragedie dei migranti a spazio economico integrato. Giovedì, dopo mesi di lavoro, la Commissione europea presenta il Patto per il Mediterraneo, grande contenitore con il quale Bruxelles, parallelamente alla stretta sui flussi irregolari, ambisce ad una svolta nei rapporti con la sponda nordafricana. La migrazione, di fatto, non sarà il perno del Patto, che si pone come obiettivo quello di espandere il suo raggio di azione ben oltre la Sponda Sud del Mare Nostrum. Ai Paesi del Golfo e alla regione sub-sahariana, tanto per fare due esempi. Il Patto - visionato dall'ANSA - avrà la forma di comunicazione congiunta, verrà presentato ai Paesi membri, discusso al Consiglio europeo, e poi l'Ue sarà chiamata ad attuarlo.

L'obiettivo è che da questo "Spazio Comune Mediterraneo" - definizione usata nell'introduzione del documento - emergano i primi effetti positivi "entro un anno". La dotazione iniziale non è ciclopica - 7 miliardi - ed è prevedibile sia necessario stanziare fondi ulteriori nel quadro dei negoziati sul prossimo bilancio comunitario. Da un punto di vista tematico certamente protagonista sarà l'energia. "Uno dei programmi più iconici sarà, "Trans-Mediterranean Renewable Energy and Clean Tech Initiative (T-Med)", per sostenere la transizione. La piattaforma servirà da coordinamento per sviluppare interventi sulle rinnovabili, mettendo insieme istituzioni finanziarie europee, nazionali e internazionali e il settore privato. L'importanza del capitolo energetico non è casuale. Il Patto per il Mediterraneo giunge in un momento in cui l'Europa, quasi totalmente autonoma dalle fonti russe, ha sete di energia, e soprattutto di energia pulita. Dall'altra parte, c'è un Nordafrica pronto, a varie sfumature, a sfruttare le sue potenzialità. La ratio, su questo fronte, non è lontana dal Piano Mattei.

L'obiettivo è creare un bacino, di regole e rapporti, per stabilire partnership di lungo periodo sotto (ma non solo) l'egida comunitaria e sulla scia dei Memorandum che, a partire da quello con Tunisi, Bruxelles ha siglato nel formato Team Europe. Con il Patto per il Mediterraneo "si aprirà dunque la possibilità, per alcuni Paesi del Nordafrica, di accedere allo Spazio Economico Europeo (See)", ovvero al modello oggi applicato alla Svizzera, all'Islanda e alla Norvegia, ha spiegato una fonte europea vicino al dossier. Certo, la migrazione resta comunque un tema centrale e il Patto ne parla, benché la sede ritenuta più giusta per intervenire sia poi un'altra. Con questo documento l'Ue vuole dimostrare ai partner di aver imparato la lezione e di aver ascoltato le esigenze della sponda sud in un'ottica di sviluppo sostenibile, abbandonando ogni "atteggiamento predatorio".

I ministri dell'Interno dei 27, per esempio, dal Lussemburgo lo hanno ribadito con nettezza raggiungendo, tra l'altro, un ampio consenso per aumentare la portata dei rimpatri nella Siria del post-Assad. Mentre la situazione è più spigolosa sul nuovo regolamento Ue sui rimpatri. La questione del reciproco riconoscimento delle decisioni di rimpatrio tra i singoli Paesi resta irrisolta: un gruppo di capitali la sostiene con forza mentre un altro gruppo ha espresso chiare riserve nei confronti di un sistema obbligatorio. La presidenza danese, a Lussemburgo, ha allora messo sul tavolo una terza via, chiedendo ai ai ministri di discutere un compromesso che mantenga il riconoscimento reciproco come obbligatorio, aggiungendo però chiare deroghe: consentendo, ad esempio, agli Stati membri di emettere una decisione di rimpatrio nazionale se ciò può garantire un rimpatrio più rapido ed efficace.