L'Italie continue de croître mais ralentit, l'Espagne s'envole, l'Allemagne s'enfonce

Le PIB de la zone euro et de l'UE a augmenté de 0,3% au cours du deuxième trimestre 2024

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L'economia italiana continua a marciare, anche se il passo nel secondo trimestre si fa leggermente più lento e spinge il Pil di +0,2%, ritoccando di 0,1 punti l'accelerata dei tre mesi precedenti. Ma la crescita c'è ed è continua da quattro trimestri, un risultato che disinnesca anche il calo inatteso della Germania (-0,1%) e contribuisce a sostenere il Pil della zona euro che chiude il trimestre a +0,3%, meglio delle attese. E' solo una stima preliminare quella diffusa dall'Istat ma il nuovo dato sulla crescita acquisita (+0,7%), ovvero la crescita che si avrebbe se nei prossimi due trimestri l'economia restasse al palo, basta a tenere viva la possibilità di raggiungere l'obiettivo dell'1% fissato dal governo per quest'anno nel Def.

Continua a correre la Spagna (+0,8% che spinge il Pil su base annua al +2,9%), e procede sicura la Francia (+0,3%, oltre le attese): l'andamento irregolare della crescita nell'Eurozona è un altro elemento che complica la vita alla Banca centrale europea, chiamata a settembre a decidere se procedere o meno con un nuovo taglio dei tassi: l'economia vivace in diversi Paesi potrebbe allontanare la necessità di un calo del costo del denaro.

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LA LOCOMOTIVA NON RIPARTE - A sorpresa l'ufficio statistico federale tedesco ha annunciato che nel secondo trimestre il prodotto interno lordo del Paese ha segnato una frenata dello 0,1%, dopo aver schivato la recessione solo a inizio anno. E l'inflazione invece sembra ripartire. La Germania è tradizionalmente motore della crescita europea, ma ora tra i Paesi del blocco Ue solo l'economia tedesca ha il fiato così corto con prospettive ancora piuttosto cupe, in un mix tra ostacoli ciclici e strutturali. Tra aprile e giugno mentre il Pil tedesco andava giù, quello dell'Ue e dell'Eurozona è salito dello 0,3%. La Spagna è avanzata dello 0,8%, la Francia dello 0,3% e l'Italia dello 0,2%.

"L'economia tedesca rimane in crisi", ha affermato Klaus Wohlrabe dall'istituto di ricerca Ifo. "Nemmeno nel terzo trimestre del 2024 ci si può aspettare un miglioramento", ha spiegato. Per il think tank economico di Monaco, insomma, una vera svolta resta lontana. Le attività più energivore sono sì riuscite ad ampliare la produzione da inizio anno, ma il settore manifatturiero resta stagnante: il portafoglio ordini continua a ridursi e all'industria mancano i nuovi ordini. Resta lenta anche la ripresa dei consumi privati. A giugno qualche slancio c'è stato, ma si è trattato di un guizzo temporaneo legato soprattutto agli Europei di calcio, ha segnalato l'Ifo. A luglio il clima aziendale si è poi di nuovo deteriorato. Il dato del Pil nel secondo trimestre ha preso alla sprovvista economisti e analisti, che si aspettavano una debole ripresa, dopo la crescita dello 0,2% vista nel primo trimestre. Nel quarto trimestre del 2023 il Pil di Berlino si era contratto dello 0,3%. In tutto questo non accenna a calare l'inflazione tedesca, salita a sorpresa a luglio dello 0,3% al 2,3%, secondo i dati preliminari dell'ufficio statistico tedesco.

Gli analisti stanno ora limando le attese di crescita sul terzo trimestre. Nel caso di due trimestri consecutivi con un Pil in calo si parla di recessione tecnica. Le previsioni al momento non sono già così nere, ma il rischio di una recessione è comunque aumentato. La stagnazione in Germania dura ormai da parecchio: sono passati quasi due anni dall'ultima volta in cui Berlino ha visto una crescita superiore allo 0,5% (+0,6% nel terzo trimestre del 2022). Per quest'anno il governo federale prevede solo una crescita dello 0,3%.